Garlasco caso emblematico

Federazione Lega Diritti del Malato • Diritti, salute e dignità

Garlasco: prima del “caso” viene la persona

A prescindere dalle convinzioni sulla colpevolezza o sull’innocenza, esiste un limite che una società civile non dovrebbe superare: trasformare una persona in un prodotto mediatico permanente.

Federazione Lega Diritti del Malato – La persona e la sua salute al centro di tutte le politiche

«Non vogliamo stabilire chi sia colpevole o innocente. Vogliamo porre una domanda diversa: in tutto ciò che sta accadendo attorno al caso Garlasco, dov’è finita la persona?»

Da mesi il caso di Garlasco è tornato ad occupare televisioni, giornali, social network e programmi di approfondimento. Ogni elemento viene analizzato, discusso e interpretato. Ogni dichiarazione può diventare una notizia. Ogni particolare può trasformarsi in un titolo.

La Federazione Lega Diritti del Malato non intende stabilire chi sia colpevole o innocente.

Non è il nostro compito.

Esiste la magistratura, esistono le garanzie processuali, esistono sentenze definitive ed esistono nuove indagini che devono poter seguire il proprio corso senza trasformarsi in processi paralleli televisivi o social.

Ma proprio osservando quanto sta accadendo riteniamo necessario porre una domanda diversa:

Dov’è finita la persona?

Alberto Stasi è anche una persona

Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. È un dato giudiziario che non può essere cancellato né relativizzato.

Ma esiste un altro principio che uno Stato di diritto non dovrebbe mai dimenticare:

Una condanna non cancella la dignità della persona.

Dopo molti anni di detenzione, il percorso penitenziario di Stasi è entrato progressivamente in una fase orientata al reinserimento sociale. Anche questo appartiene ai principi del nostro ordinamento: la pena non dovrebbe essere soltanto punizione, ma deve tendere alla rieducazione e al reinserimento.

Questo non significa riscrivere una sentenza.

Significa riconoscere una cosa molto semplice: dietro il condannato continua ad esserci un essere umano.

La salute non è soltanto assenza di malattia

Come Federazione che pone la persona e la sua salute al centro di tutte le politiche, riteniamo che esista un aspetto del dibattito rimasto troppo spesso ai margini: quello della salute psicologica delle persone coinvolte.

Quali conseguenze può produrre su un essere umano un’esposizione mediatica continua e prolungata per anni?

Qual è l’impatto dell’essere quotidianamente analizzati, giudicati, fotografati e raccontati da persone che spesso non ci hanno mai incontrato?

E soprattutto: dove termina il legittimo diritto di cronaca e dove comincia l’esposizione permanente dell’essere umano?

Sono domande che non riguardano soltanto Alberto Stasi.

Riguardano chiunque finisca al centro di un grande procedimento giudiziario: vittime, familiari, indagati, imputati, condannati e persone successivamente assolte.

La salute psicologica è salute.
La dignità della persona deve far parte della tutela della salute.

Rosmini: prima dell’interesse viene la persona

È proprio su questo punto che il pensiero di Antonio Rosmini conserva una sorprendente attualità.

Nella filosofia rosminiana la persona rappresenta un valore che non può essere subordinato semplicemente all’utilità della società. La libertà, il diritto e l’organizzazione della società devono confrontarsi continuamente con la dignità dell’essere umano.

Trasportato nella società contemporanea, questo principio pone una domanda scomoda:

Possiamo trasformare una persona in un prodotto mediatico soltanto perché milioni di persone vogliono conoscere ogni particolare della sua vita?

Noi crediamo di no.

L’audience è legittima. Il diritto di cronaca è fondamentale. La libertà di stampa è una colonna della democrazia.

Ma nessuno di questi valori dovrebbe trasformare l’essere umano in un mezzo.

Il principio vale soprattutto quando è difficile applicarlo

Difendere la dignità di una persona che riteniamo innocente è relativamente facile.

Difendere lo stesso principio quando quella persona è stata condannata per un delitto gravissimo è molto più difficile.

Ed è proprio allora che possiamo capire quanto crediamo veramente nei diritti fondamentali.

I diritti fondamentali non possono dipendere dalla simpatia, dalla popolarità o dal giudizio dell’opinione pubblica.

La pena appartiene allo Stato. La gogna permanente no.

Prima di tutto, Chiara Poggi

Mettere la persona al centro significa necessariamente ricordare, prima di tutto, Chiara Poggi.

Prima del “caso Garlasco” esiste una giovane donna alla quale è stata tolta la vita.

Esiste la sofferenza della sua famiglia. Esiste il diritto al rispetto. Esiste il diritto alla verità e alla giustizia.

Proprio per questo sarebbe profondamente sbagliato trasformare anche Chiara nel personaggio di una serie televisiva senza fine.

Chiara era una persona.
Alberto Stasi è una persona.
Le loro famiglie sono composte da persone.
Anche chi oggi è coinvolto nelle nuove indagini è una persona.

Ed essere indagati non significa essere colpevoli.

Il nostro appello al mondo dell’informazione

La Federazione Lega Diritti del Malato non chiede il silenzio sul caso Garlasco.

Chiede qualcosa di più difficile: responsabilità.

  • Informare senza processare.
  • Approfondire senza spettacolarizzare.
  • Raccontare senza distruggere.
  • Distinguere sempre i fatti dalle ipotesi.
  • Rispettare chi è stato condannato senza cancellare la condanna.
  • Rispettare chi è indagato senza trasformarlo anticipatamente in colpevole.
  • Rispettare la vittima e i suoi familiari senza trasformare il dolore in intrattenimento.

Esiste un limite oltre il quale il diritto di sapere rischia di trasformarsi nel desiderio di guardare.

Rimettere la persona al centro

Una società che afferma di mettere la persona e la sua salute al centro delle politiche deve essere capace di farlo soprattutto quando è difficile.

È qui che la lezione rosminiana diventa straordinariamente contemporanea.

Prima dell’audience.
Prima dell’interesse.
Prima delle nostre convinzioni.
Prima della spettacolarizzazione.

viene la persona.

Anche quando quella persona non ci piace.

Anche quando è stata condannata.

Anche quando pensiamo che abbia torto.

Perché la dignità umana, se è davvero un principio, non può essere concessa soltanto a chi riteniamo meritevole di riceverla.

Federazione Lega Diritti del Malato
La persona e la sua salute al centro di tutte le politiche

Diritti • Salute • Dignità • Tutela delle persone

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