Federazione Lega Diritti del Malato · Anziani · Non autosufficienza

Anziani, arriva il primo Piano nazionale per fragilità e non autosufficienza

La Federazione Lega Diritti del Malato accoglie positivamente il nuovo Piano nazionale 2025-2027. Gemelli: «Un passo importante, ora deve diventare un diritto concreto e uguale in ogni territorio».

Per la prima volta l’Italia si dota di uno specifico Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana. Per la Federazione è un passaggio importante, ma la vera sfida sarà trasformare principi e programmi in servizi realmente accessibili alle persone e alle loro famiglie.

Dalla prestazione alla persona

Il 10 settembre 2026 la Conferenza Unificata ha sancito l’intesa sul Piano nazionale 2025-2027 dedicato alla fragilità e alla non autosufficienza delle persone anziane, nel percorso avviato dalla riforma delle politiche in favore delle persone anziane.

L’elemento più interessante è il cambio di prospettiva: l’anziano fragile non dovrebbe più essere considerato semplicemente come destinatario di singole prestazioni sanitarie o sociali, ma come una persona da prendere in carico nella sua globalità.

Valutazione multidimensionale dei bisogni, presa in carico integrata, Piano assistenziale individualizzato, assistenza domiciliare e coordinamento tra servizi sanitari e sociali diventano quindi elementi centrali del nuovo modello.

È un’impostazione che la Federazione Lega Diritti del Malato considera positiva e coerente con un principio che sostiene da sempre: la salute delle persone deve essere al centro di tutte le politiche.

La casa deve diventare davvero un luogo di cura

Uno degli aspetti più significativi riguarda il rafforzamento della domiciliarità. Quando le condizioni cliniche e sociali lo consentono, permettere a una persona anziana di continuare a vivere nella propria casa, circondata dai propri affetti e dai propri riferimenti, significa tutelarne non soltanto la salute, ma anche dignità, autonomia e qualità della vita.

Ma la domiciliarità non può trasformarsi in un semplice trasferimento dell’assistenza dal sistema pubblico alla famiglia.

Se vogliamo realmente portare le cure a casa occorrono medici, infermieri, operatori sociosanitari, fisioterapia, telemedicina, servizi territoriali efficienti e un concreto sostegno ai caregiver.

Il commento del Presidente

«Il vero risultato si misurerà a casa dell’anziano, non nei documenti ministeriali. Un diritto non può dipendere dal CAP di residenza».

«Consideriamo questo primo Piano nazionale un passaggio importante e condividiamo soprattutto il principio che lo ispira: partire dalla persona, dai suoi bisogni e dalla possibilità, quando possibile, di continuare a vivere nella propria casa e accanto ai propri affetti.

Ma dobbiamo essere chiari: approvare un Piano non significa avere già risolto il problema della non autosufficienza. Il vero risultato si misurerà a casa dell’anziano, non nei documenti ministeriali.

Dovremo verificare quanto tempo occorre per ottenere una valutazione, quanta assistenza viene realmente garantita, quanto viene sostenuta una famiglia che si prende cura di una persona non autosufficiente e soprattutto se gli stessi diritti sono assicurati in Lombardia, Piemonte, Sicilia o in un piccolo Comune.

Un diritto non può dipendere dal CAP di residenza.

Domiciliarità, inoltre, non può significare lasciare la famiglia sola. Se vogliamo davvero che la casa diventi un luogo di cura, dobbiamo portare nella casa servizi, professionisti, tecnologie e sostegno ai caregiver.

La salute e la dignità delle persone devono essere al centro di tutte le politiche. Questo principio assume un valore ancora maggiore quando parliamo di persone anziane e fragili, che spesso hanno meno possibilità di far sentire direttamente la propria voce».

Arch. Marco Gemelli
Presidente Federale – Federazione Lega Diritti del Malato

Il rischio delle differenze tra territori

È proprio sull’attuazione concreta che si giocherà la partita più importante.

Un Piano nazionale può stabilire principi e obiettivi, ma saranno Regioni, aziende sanitarie, Comuni e servizi territoriali a doverli trasformare nella vita quotidiana in assistenza effettivamente disponibile.

Per la Federazione il principio deve essere semplice: due persone anziane con gli stessi bisogni devono poter contare su livelli di assistenza comparabili indipendentemente dal luogo nel quale vivono.

Non possono esserci anziani di serie A e anziani di serie B.

Risorse sì, ma bisogna misurare i risultati

Il Piano si inserisce nel quadro del Fondo nazionale per le non autosufficienze 2025-2027, con risorse superiori complessivamente ai 3 miliardi di euro nel triennio.

Una disponibilità economica importante, che dovrà però tradursi in servizi, personale e assistenza.

La questione non sarà quindi soltanto sapere quanto viene stanziato, ma verificare quanto arriva realmente alle persone, in quali tempi e con quali risultati.

La Federazione propone un monitoraggio civico

La Federazione Lega Diritti del Malato ritiene che l’approvazione del Piano debba rappresentare l’inizio di una nuova fase di controllo e partecipazione civica.

Sarà importante monitorare in particolare:

  • i tempi della valutazione multidimensionale;
  • l’accesso effettivo all’assistenza domiciliare;
  • l’intensità e la continuità dell’assistenza ricevuta;
  • il funzionamento dei Punti Unici di Accesso;
  • il sostegno concreto ai caregiver familiari;
  • la disponibilità di personale sanitario e sociosanitario;
  • l’accesso alle strutture residenziali e semiresidenziali;
  • le differenze nell’assistenza tra Regioni e territori.

Il Piano è un punto di partenza

La Federazione Lega Diritti del Malato considera quindi il nuovo Piano nazionale un passo nella giusta direzione.

Ma nei prossimi mesi occorrerà seguirne attentamente l’attuazione e soprattutto ascoltare anziani, famiglie e caregiver.

Perché dietro ogni indicatore, ogni finanziamento e ogni programma pubblico non c’è semplicemente un numero.

C’è una persona anziana.
C’è una famiglia.
C’è un diritto che deve essere garantito.

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