FEDERAZIONE LEGA DIRITTI DEL MALATO | DIRITTI E DISABILITÀ
Barriere architettoniche, la vergogna dell’accessibilità negata: 3 negozi su 4 inaccessibili a Torino
La Federazione Lega Diritti del Malato denuncia una situazione che non può più essere tollerata: persone con disabilità, anziani e cittadini con mobilità ridotta continuano a incontrare ostacoli nell’accesso a negozi, servizi e spazi pubblici.
30 ottobre 2026 | Federazione Lega Diritti del Malato
Una città a ostacoli: la denuncia che deve interrogare tutta l’Italia
Nel 2026, entrare in un negozio, attraversare un marciapiede o raggiungere un servizio essenziale può ancora rappresentare un’impresa impossibile per migliaia di persone.
Secondo quanto denunciato dalla Consulta per le Persone in Difficoltà (CPD) e riportato dal quotidiano La Stampa il 30 ottobre 2026, tre attività commerciali su quattro a Torino risulterebbero ancora inaccessibili alle persone con difficoltà motorie.
Il dato, riferito all’analisi della Consulta, descrive una situazione che merita verifiche e interventi urgenti, non soltanto nel capoluogo piemontese ma in tutto il territorio nazionale.
3 NEGOZI SU 4
Secondo la denuncia della CPD, questa è la quota di attività commerciali torinesi che resterebbero inaccessibili alle persone in difficoltà.
Non parliamo soltanto di gradini. Parliamo di marciapiedi senza raccordi, attraversamenti impraticabili, ingressi troppo stretti, servizi igienici non accessibili, percorsi interrotti e spazi verdi che escludono una parte della popolazione.
Quarant’anni di attesa per i Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche
La legge 41 del 1986 ha introdotto l’obbligo per le amministrazioni competenti di adottare i Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), successivamente integrato dalla legge 104 del 1992.
Questi strumenti servono a individuare gli ostacoli presenti negli spazi pubblici, programmare gli interventi, definire le priorità e organizzare le risorse necessarie.
Eppure, a distanza di quattro decenni, la loro attuazione rimane incompleta in numerose realtà italiane.
Per Torino, secondo le informazioni riportate da La Stampa, il percorso di approvazione del piano dovrebbe proseguire fino all’inizio del 2027. L’amministrazione comunale ha comunicato di aver analizzato i quartieri e individuato le priorità, oltre ad aver già avviato alcuni interventi sui marciapiedi e sugli spazi pubblici.
La Federazione ritiene indispensabile che a questi passaggi seguano scadenze pubbliche, risorse verificabili, responsabilità definite e risultati misurabili.
La disabilità non è un problema commerciale: l’esclusione è il problema
Particolarmente preoccupante è il tema culturale sollevato dal direttore della CPD Giovanni Ferrero: la difficoltà di alcuni operatori economici a riconoscere le persone con disabilità come clienti a pieno titolo.
Un’attività commerciale non dovrebbe considerare l’accessibilità soltanto come un costo, ma come una condizione essenziale per garantire pari opportunità.
Una persona in carrozzina, un anziano con deambulatore, un cittadino temporaneamente infortunato o un genitore con passeggino devono poter partecipare alla vita economica e sociale senza ostacoli evitabili.
Le soluzioni possono essere semplici in alcuni casi, come una pedana mobile idonea, oppure richiedere interventi strutturali più importanti. Devono comunque essere sicure, conformi alle prescrizioni applicabili e adeguate alle caratteristiche dell’ingresso.
Non deve essere la persona con disabilità a doversi adattare continuamente agli ostacoli. Sono gli spazi, i servizi e le attività aperte al pubblico che devono essere progettati e resi progressivamente accessibili.
Accessibilità significa anche salute, autonomia e dignità
La Federazione Lega Diritti del Malato richiama l’attenzione su una questione spesso trascurata: le barriere architettoniche incidono direttamente sulla salute e sulla qualità della vita.
Un marciapiede impraticabile può impedire a una persona anziana di raggiungere una farmacia. Un ingresso con gradini può ostacolare l’accesso a un ambulatorio. Un percorso urbano insicuro può aumentare il rischio di cadute e ridurre l’autonomia personale.
La conseguenza può essere l’isolamento sociale, la rinuncia ad attività quotidiane e, in alcuni casi, la difficoltà di accedere tempestivamente alle cure.
L’accessibilità non è quindi soltanto una questione urbanistica: è una componente concreta del diritto alla salute.
Cosa prevedono le norme
- Costituzione italiana: gli articoli 3 e 32 tutelano rispettivamente l’uguaglianza sostanziale e il diritto alla salute.
- Legge 41/1986: introduce i Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche per gli ambiti previsti dalla normativa.
- Legge 104/1992: rafforza le disposizioni in materia di accessibilità e integrazione delle persone con disabilità.
- D.M. 236/1989 e D.P.R. 503/1996: disciplinano requisiti tecnici di accessibilità, visitabilità e adattabilità nei rispettivi ambiti di applicazione.
- Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità: ratificata dall’Italia con legge 18/2009, riconosce l’accessibilità come elemento fondamentale per la partecipazione alla società.
La normativa esiste. La questione centrale è garantirne l’applicazione concreta, verificando obblighi, deroghe, competenze e condizioni dei singoli edifici e servizi.
Le sei richieste della Federazione Lega Diritti del Malato
- PEBA in tutti i Comuni: pubblicazione dello stato di adozione, delle scadenze e delle priorità di intervento.
- Mappatura pubblica delle barriere: strumenti digitali accessibili per segnalare gli ostacoli e conoscere gli interventi programmati.
- Priorità ai servizi essenziali: accessibilità di ospedali, ambulatori, farmacie, uffici pubblici, trasporti e percorsi pedonali.
- Sostegno alle piccole attività: incentivi e assistenza tecnica per realizzare interventi conformi e realmente efficaci.
- Controlli e rendicontazione: verifiche sul rispetto delle norme e pubblicazione periodica dei risultati.
- Partecipazione delle associazioni: coinvolgimento delle persone con disabilità, degli anziani e delle organizzazioni che ne tutelano i diritti nella definizione delle priorità.
Un problema nazionale che richiede una risposta nazionale
Torino rappresenta un caso concreto che impone una riflessione più ampia. Le barriere architettoniche non riguardano soltanto le grandi città: sono presenti anche nei piccoli Comuni, nei centri storici, nelle località turistiche e nelle periferie.
La Federazione chiede alle amministrazioni comunali, alle Regioni e alle istituzioni nazionali di considerare l’accessibilità una priorità permanente, inserendola nella programmazione delle opere pubbliche, nella riqualificazione urbana e nelle politiche sanitarie e sociali.
È inoltre necessario rendere conoscibili gli interventi già effettuati, distinguendo quelli programmati da quelli finanziati e da quelli effettivamente completati.
La posizione della Federazione: basta diritti soltanto sulla carta
La Federazione Lega Diritti del Malato considera inaccettabile che, a quarant’anni dall’introduzione dei PEBA, l’eliminazione delle barriere architettoniche rimanga in tante realtà un obiettivo ancora da raggiungere.
Le persone con disabilità e gli anziani non chiedono privilegi. Chiedono di poter vivere la città, acquistare beni, accedere ai servizi, curarsi e partecipare alla vita sociale con la stessa dignità degli altri cittadini.
Una città non può definirsi davvero accessibile se una parte dei suoi abitanti deve ancora fermarsi davanti a un gradino.
Per questo la Federazione invita cittadini, volontari e associazioni a segnalare le situazioni di inaccessibilità e a chiedere alle amministrazioni risposte documentate e tempi certi.
L’ACCESSIBILITÀ NON È UNA CONCESSIONE.
È UN DIRITTO.
