Negli ultimi dieci anni l’Irlanda è diventata uno dei principali hub europei dei data center. Cloud, streaming e intelligenza artificiale hanno trasformato il Paese in una piattaforma digitale globale. Ma questa crescita ha un costo: nel 2023 i data center hanno assorbito circa il 21% di tutta l’elettricità nazionale, contro il 5% del 2015. Un salto che non è solo tecnologico: è ambientale, sociale e sanitario.
Secondo i dati ufficiali, il consumo dei data center supera ormai quello di intere città. La rete elettrica nazionale, gestita da EirGrid, è sottoposta a pressioni crescenti, soprattutto nelle ore di picco e nelle aree dove i grandi poli digitali sono concentrati. Per questo motivo, il regolatore Commission for Regulation of Utilities ha introdotto nel 2025 nuove regole per i grandi consumatori: i nuovi data center devono portare con sé nuova produzione rinnovabile e capacità energetica programmabile, per non scaricare i costi sulla collettività.
Perché la Lega Diritti del Malato parla di salute
Il legame tra data center e salute non è astratto.
Qualità dell’aria e rumore.
I data center sono dotati di grandi sistemi di raffreddamento e di generatori di emergenza, spesso alimentati a gasolio. Anche se l’uso è regolato, test e attivazioni ripetute possono incidere localmente su NOx, particolato e inquinamento acustico, con effetti noti sulle patologie respiratorie e cardiovascolari, soprattutto nelle persone fragili.
Clima e salute pubblica.
Se la domanda elettrica cresce più velocemente delle rinnovabili, aumenta il ricorso a fonti fossili. Più emissioni significano più ondate di calore, più stress sui sistemi sanitari, più mortalità evitabile.
Rischio sui servizi essenziali.
Una rete sotto pressione è una rete più fragile. Ospedali, RSA, ambulatori e servizi di emergenza dipendono da una continuità elettrica assoluta. La priorità non può essere negoziata.
Costi e povertà energetica.
Gli investimenti per sostenere questi enormi carichi elettrici non possono finire, direttamente o indirettamente, nelle bollette di famiglie e piccoli utenti. La povertà energetica è un determinante di salute, non una questione secondaria.
Un laboratorio europeo (che riguarda anche l’Italia)
L’Irlanda è un caso studio per tutta l’Unione Europea. Anche in Italia e in altri Paesi si moltiplicano progetti di data center legati a cloud e IA. Senza regole chiare, il rischio è lo stesso: profitti concentrati, impatti diffusi.
La Federazione Lega Diritti del Malato non è contro l’innovazione. È contro un modello di sviluppo che ignora la salute, l’equità e la trasparenza.
BOX INCHIESTA LDM – I NUMERI CHIAVE
21% dell’elettricità nazionale irlandese consumata dai data center (2023)
+300% circa di crescita in meno di dieci anni
Obiettivo nazionale: 80% di elettricità da rinnovabili entro il 2030
Nuove regole: obbligo di nuova generazione rinnovabile + capacità programmabile per i nuovi data center
LE DOMANDE CHE LDM PONE ALLE ISTITUZIONI
Dove sono pubblici i dati territoriali su consumi, emissioni e uso dei generatori?
Esistono monitoraggi indipendenti di aria e rumore nelle aree con alta densità di data center?
Chi paga davvero gli investimenti di rete: i grandi consumatori o i cittadini?
Quali garanzie di priorità elettrica sono previste per sanità e servizi essenziali?
LE PROPOSTE LDM
Trasparenza totale sui dati energetici e ambientali
Monitoraggi sanitari e ambientali permanenti nelle aree interessate
Principio chiaro: chi consuma molto paga di più
Tutela esplicita della sanità e delle persone fragili nelle politiche energetiche
