Crans-Montana: quando le regole non bastano.

La tragedia che ci obbliga a rimettere la prevenzione al centro della salute

di Arch. Marco Gemelli
Presidente della Federazione Lega Diritti del Malato

L’incendio che ha colpito una discoteca a Crans-Montana, trasformando una notte di festa in una tragedia, non può essere archiviato come un incidente sfortunato o come una fatalità imprevedibile.
Quello che è accaduto ci pone davanti a una verità scomoda ma necessaria: le norme, anche quando sono severe, non salvano vite se non vengono fatte vivere nella realtà.

E la realtà, ancora una volta, ci dice che la salute delle persone si tutela prima di tutto con la prevenzione e con l’attenzione, non con le dichiarazioni a posteriori.

Una domanda che non possiamo evitare

Di fronte a un evento di questa portata, molti si chiedono:
com’è possibile che accada in un Paese con regole rigorose, in un contesto europeo avanzato, in un luogo di intrattenimento autorizzato?

La risposta non è semplice, ma è chiara per chi si occupa di sicurezza e prevenzione da anni:
il problema non è solo la qualità delle norme, ma la loro applicazione concreta, quotidiana, verificabile.

Ed è qui che il nostro motto,
“La salute al centro di tutte le politiche”, mostra tutta la sua attualità.

Cosa dicono i tecnici: scenari possibili, non certezze affrettate

I nostri tecnici e i professionisti che collaborano con la Federazione invitano alla prudenza: le indagini ufficiali sono in corso ed è giusto che seguano il loro percorso.
Ma esistono dinamiche ricorrenti, purtroppo ben note, che meritano di essere comprese.

Secondo gli esperti di prevenzione incendi, in contesti come quello di Crans-Montana, bastano pochi minuti perché una situazione apparentemente sotto controllo diventi ingestibile:

  • un innesco iniziale anche banale, spesso legato a fiamme libere o effetti scenici;
  • la presenza di materiali combustibili o allestimenti temporanei;
  • la rapida produzione di fumi caldi e tossici, più pericolosi delle fiamme stesse;
  • vie di fuga formalmente esistenti ma praticamente inadeguate in condizioni di panico e affollamento.

Non parliamo di ipotesi fantasiose, ma di meccanismi già osservati in molte tragedie analoghe, in Europa e non solo.

Quando le uscite “ci sono”, ma non funzionano

Uno degli aspetti più inquietanti, che torna spesso nei racconti dei sopravvissuti a eventi simili, è questo:
le uscite risultano presenti sulla carta, ma inefficaci nella realtà.

Scale troppo strette, percorsi tortuosi, segnaletica invisibile nel fumo, porte che diventano impraticabili in pochi istanti.
In condizioni di panico, le persone fanno ciò che è umano: tornano verso l’ingresso da cui sono entrate.

È qui che la sicurezza non può limitarsi a un progetto approvato anni prima.
Deve essere verificata, simulata, testata pensando allo scenario peggiore, non a quello ideale.

Norme severe, controlli deboli: una contraddizione pericolosa

Da anni, come Federazione Lega Diritti del Malato, denunciamo un paradosso che questo incendio rende drammaticamente evidente:
si moltiplicano le regole, ma si riducono i controlli.

  • Troppi pochi ispettori
  • Mezzi insufficienti
  • Tempi di verifica incompatibili con la complessità delle strutture
  • Controlli spesso formali, non sostanziali

Questo non è un problema svizzero, né italiano: è un problema europeo.

Quando la prevenzione viene vista come un costo e non come un investimento, il risultato è che la sicurezza diventa una facciata, buona per rassicurare, ma incapace di proteggere.

L’impegno concreto della Federazione

Proprio per questo, la Federazione Lega Diritti del Malato non si limita alle parole.
Da anni lavoriamo su questi temi con un approccio tecnico e operativo, grazie al contributo del nostro responsabile per la prevenzione incendi, l’ing. Giuseppe Valvo, e a un gruppo di volontari altamente qualificati.

Professionisti come Roberto Tedeschi, Gianni Novello e Pietro Toniato, che fanno parte – anche – di un importante corpo dei Vigili del Fuoco, hanno messo competenze ed esperienza sul campo a disposizione di un pool di esperti nato per un obiettivo preciso:
impedire che la sottovalutazione del rischio diventi la norma.

Una risposta europea a una tragedia europea

Il nostro Vicepresidente, Marco Pezzetti, residente nella Confederazione Elvetica, ha espresso profonda costernazione per quanto accaduto e ha già annunciato l’organizzazione, a Ginevra, di una conferenza della Federazione.

Sarà un momento di confronto pubblico, tecnico e istituzionale, per discutere perché è accaduto ciò che è accaduto e per sollecitare e sensibilizzare non solo le autorità svizzere, ma tutte le autorità europee.

Perché questa tragedia non può e non deve restare un episodio isolato.

Una lezione che deve salvare altre vite

Se l’incendio di Crans-Montana resterà solo una notizia destinata a scivolare nel flusso dell’informazione, allora avremo fallito tutti.
Se invece servirà a rafforzare la prevenzione, a investire seriamente nei controlli, a dare strumenti e dignità a chi vigila sulla sicurezza, allora almeno avrà impedito che altre famiglie piangano altre vittime.

La salute non si difende a parole.
Si difende prima, con attenzione, competenza e responsabilità.

Mettere la salute al centro di tutte le politiche non è uno slogan:
è l’unico modo per evitare che tragedie come questa si ripetano.

Di Diritti del malato

movimento per il sostegno del malato attraverso il miglioramento del sistema sanitario.

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