FEDERAZIONE LEGA DIRITTI DEL MALATO
PERCHÉ RIPRENDEVANO INVECE DI SCAPPARE?
COMPRENDERE PER NON GIUDICARE, PREVENIRE PER PROTEGGERE
Di fronte alla tragedia avvenuta a Crans-Montana, una domanda si è diffusa rapidamente sui social e nei commenti alle notizie:
“Perché riprendevano invece di scappare?”
È una domanda comprensibile, ma incompleta.
Rischia di spostare l’attenzione sui comportamenti delle vittime invece che sulle responsabilità collettive.
La Federazione Lega Diritti del Malato ritiene necessario fermarsi e guardare questa tragedia con uno sguardo fondato sulla prevenzione, sulla conoscenza e sul rispetto della fragilità umana.
Fino ai 20-22 anni la corteccia prefrontale non è completamente sviluppata.
È l’area del cervello che permette di valutare il rischio, pianificare una risposta efficace e controllare l’impulso.
In una situazione estrema – fiamme, fumo, urla, panico – un cervello adolescente non reagisce come quello di un adulto.
Non per mancanza di volontà, ma perché non possiede ancora tutte le funzioni di controllo necessarie.
Riprendere con il telefono non significa superficialità.
In molti casi è una risposta automatica alla paura.
In psicologia questo comportamento è riconosciuto come un meccanismo di difesa: filmare crea una distanza emotiva dall’evento traumatico, aiuta a non essere travolti da ciò che il sistema emotivo non è pronto a elaborare.
Comportamenti simili sono stati osservati anche in altri contesti di emergenza: incendi in locali affollati, concerti, grandi eventi, terremoti, crolli improvvisi.
Anche adulti possono bloccarsi, seguire la folla o restare immobili.
Il panico non è razionale.
È una risposta primitiva del cervello.
La sicurezza non è una responsabilità dei ragazzi.
La sicurezza dei minori è un dovere degli adulti, delle strutture, degli organizzatori e delle istituzioni.
Agli adolescenti non possiamo chiedere lucidità nel caos.
Agli adulti dobbiamo chiedere prevenzione, controlli, formazione e responsabilità prima che accadano le tragedie.
Le norme da sole non bastano.
Servono controlli reali, personale formato, vie di fuga accessibili e una cultura della prevenzione che tenga conto del fattore umano.
Quei ragazzi non sono irresponsabili.
Sono ragazzi che hanno vissuto qualcosa di più grande delle loro risorse emotive.
Forse, invece di chiederci perché non siano scappati, dovremmo chiederci cosa possiamo fare, come adulti, perché non accada di nuovo.
La salute e la sicurezza si difendono prima.
Non dopo.
Federazione Lega Diritti del Malato
La salute al centro di tutte le politiche
